Il Vento di Buonsenso

Sanja Rotim

Il Vento di Buonsenso

C’era una volta un regno molto prospero. I suoi abitanti e il loro re avevano tutto quello che si potesse desiderare, ma non si accontentavano mai. Il re infatti aveva sempre in mente di conquistare i paesi confinanti e allargare i confini del suo già vasto regno. Gli abitanti di questo paese si riconoscevano da lontano perché le donne indossavano pellicce di animali come il visone o il procione, mettevano il pelo delle volpi intorno al collo, portavano le borse e le scarpe fatte con la pelle dei coccodrilli o delle lucertole. Anche gli uomini avevano borse e valigie di quel genere. Le signore di una certa età, ma anche le ragazze giovani, indossavano gioielli fatti d’avorio ricavato dalle zanne degli elefanti perché non si accontentavano dell’oro e dell’argento. Le persone di questo regno preferivano anche i soprammobili fatti d’avorio e persino mettevano in mostra il corno dei rinoceronti o le zanne degli elefanti come oggetti per abbellire la casa.

Un giorno il re ordinò di abbattere gli alberi per fare dei fucili e allora il Vento di Buonsenso disse: “Questo è veramente troppo” e iniziò a soffiare sopra questo ingrato paese. Provocò una vera e propria tempesta che spaventò tutti. Una volta calmatosi il vento gli abitanti iniziarono a sentire un fastidioso prurito su tutto il corpo e il viso. Anche la coppia reale fu colpita da questo strano fenomeno e sia il re che la regina cominciarono a grattarsi senza riuscire a fermarsi.

“Cosa sta succedendo, mi prude tutto”, continuavano a lamentarsi tutti quanti. A forza di grattarsi diventavano rossi e pieni di graffi e piccole ferite. “Non è possibile che tutti quanti abbiamo questo prurito. Sarà qualche malattia contagiosa”, dedussero disperati. Fu chiamato un dottore famoso e di grande esperienza che arrivò con la sua bella borsa di pelle di coccodrillo ma non riuscì a capire il motivo di quella specie di epidemia. In più si grattava anche lui in continuazione. Il re confuso cercò di ingaggiare qualche dottore che provenisse da un altro regno, ma fu difficile da trovare perché le sue ambizioni di espansione l’avevano isolato e reso un nemico per gli altri regni.

Finché un giorno non trovò un medico volontario disponibile a prestare servizio anche ai paesi nemici. “È una cosa molto strana quello che sta succedendo qui. A dire il vero non mi è mai capitato qualcosa del genere in trent’anni di lavoro. Secondo me qui c’è qualcosa nell’aria”, disse il dottore che aveva con sé una borsa di ecopelle ormai logora. Prescrisse delle pomate anche se con grande sincerità disse che non era convinto della loro efficacia.

Infatti, quella cura non aiutò le persone che continuavano a grattarsi e sempre di più. I sudditi pretendevano che il re trovasse una soluzione. Disperato e non sapendo più cosa fare, si rivolse a una maga. Questa presunta esperta di rimedi miracolosi solitamente si offriva di intervenire quando i medici non riuscivano a risolvere i problemi di salute dei loro pazienti. “Io credo che qui sia passato Il Vento di Buonsenso, non saprei dare un’altra spiegazione”, disse la maga pensierosa.

“Che cos’è questo Vento di Buonsenso e perché ci ha fatto questo stupido scherzo?” chiese il re infastidito. “Lui di solito fa delle richieste. Poi quando almeno una viene esaudita, le cose si aggiustano in qualche modo”, gli spiegò la maga girando la sua pozione nel grande pentolone. “Grazie, maga”, adesso il re sembrava davvero sollevato. “Gli chiede lei che cosa vorrebbe da noi e così la finiamo con questo prurito una volta per tutte?”, sembrava più un ordine che una domanda. “Va bene. Ma nel frattempo avvisi i suoi concittadini perché le richieste non sono rivolte solo a Sua Maestà ma al popolo intero”, disse la maga.Così il re radunò i suoi sudditi spiegando che la situazione si stava risolvendo. Erano solo in attesa della richiesta del Vento di Buonsenso. I sudditi sembravano contenti, si sarebbero liberati presto da questa sgradevole situazione. Il giorno dopo la maga si presentò al Palazzo Reale e riferì al re che il Vento di Buonsenso desiderava regalare alla regina Volpe un mantello fatto di pelle umana, possibilmente della regina. Ma avrebbe accettato anche la pelle di qualche altra signora se proprio non fosse possibile avere quella della regina. Il re spaventato riferì tutto ai sudditi che si erano radunati sotto al castello. “Non vi preoccupate, chiederemo di esaudire un’altra sua richiesta. Questa è inconcepibile”. La gente spaventata continuò a grattarsi.

“Ma poi che cosa serve alla regina Volpe un mantello?” chiese il re incupito alla maga. “Il Vento di Buonsenso ha detto che le serve per ripararsi dalla pioggia”, gli spiegò. “Roba da matti”, replicò il re e le disse di fare un’altra richiesta. Dopo qualche giorno la maga venne di nuovo dal re. “Spero che adesso abbia delle richieste più ragionevoli”, disse il re speranzoso grattandosi ancora. “Ha detto che vorrebbe la pelle morbida come quella della principessa o di qualche bambino per regalare le scarpe alla regina Coccodrillo. Sa, le scarpe devono essere sempre morbide per essere confortevoli”. “Ma è tutto matto questo Vento di Buonsenso”, iniziò a gridare il re. “Non dipende da me”, gli disse la maga alzando le spalle.

Naturalmente il re dovette riferire ai sudditi anche questa richiesta e li tranquillizzò di nuovo. Ma qualche persona più intelligente tra di loro iniziò a intuire il motivo di tali richieste. “Anche mia moglie ha le scarpe di pelle di coccodrillo”, disse agli altri. “Che cosa c’entra adesso questo?” chiedevano alcuni. “Niente… pensavo solo…”, provò a dire la sua ma la gente iniziò a urlare: “Un’altra richiesta, un’altra richiesta!”.

Passarono alcuni giorni e la maga riferì al re che il Vento di Buonsenso voleva dei denti del re o di qualche altro signore per fare una collana per la regina Elefantessa. Naturalmente anche questa richiesta fu bocciata immediatamente dal re e dal popolo. Adesso c’erano più persone che intuivano il motivo delle richieste del Vento di Buonsenso. “Anche mia moglie e mia figlia hanno delle collane d’avorio”, disse uno. “Anche la mia”, aggiunse un altro. “Maga, la prossima e speriamo che sia quella giusta perché noi qua siamo stanchi”, disse il re alla maga alzando il tono della voce. “Non dipende da me”, gli rispose la maga per l’ennesima volta.

La richiesta seguente fu che il Vento di Buonsenso desiderava dei nasi delle persone per abbellire la casa del re Rinoceronte. Adesso persino il re capì il motivo, anche se non era una persona molto intelligente. “Maga, puoi dire al Vento di Buonsenso che non avremo più bisogno né delle pellicce degli animali, né collane e oggetti d’avorio né vogliamo più i corni dei rinoceronti. Vogliamo solo smettere di grattarci”.

La maga non dovette neanche riferire questo discorso al Vento di Buonsenso perché lui sentiva e vedeva tutto. “Finalmente hanno acquisito il buon senso”, disse il Vento di Buonsenso e si allontanò da quel paese dove le persone cambiarono per sempre le loro cattive abitudini e così si liberarono di quel fastidioso prurito. Anche il re capì che era stato molto avido e sul terrazzo del suo castello fece mettere la bandiera con la scritta “Viva la pace”.

Da allora vissero tutti felici e contenti e rimasero in buoni rapporti con gli altri regni.

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