Raccontami una fiaba: Cenerentola

Cenerentola

Qual è la miglior fiaba d’amore che conoscete, da leggere in occasione di San Valentino? Noi vi proponiamo un classico di sempre: Cenerentola.

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Un po’ di storia

Conosciamo tutti la famosa fiaba della giovane fanciulla, scritta dai Fratelli Grimm e ripresa da La Fontaine, e delle sue due sorellastre che non le permettono di andare a un ballo di corte.

Cenerentola riuscirà ad andarci lo stesso con un abito meraviglioso confezionato dalla sua fatina e farà innamorare nientemeno che il principe in persona, che poi la ritroverà grazie alla scarpetta di cristallo da lei persa durante la fuga di mezzanotte…

Una favola, tanti significati

Questa versione della favola è quella che trovate su iFiabe, con i nomi dei personaggi, mentre se volete leggere quella dei Fratelli Grimm, la trovate su Filastrocche.it sempre con il titolo Cenerentola, insieme a diverse filastrocche.

Di Cenerentola si trovano centinaia di versioni in diverse parti del mondo. In quella moderma la fiaba è stata resa “standard” dal noto film di animazione della Walt Disney del 1950.

Anche se ripresa da favolieri famosi, Cenerentola è considerabile una fiaba popolare, che trae le sue origni forse addirittura dalla Cina o dall’Antico Egitto, dove si tramandano storie molto simili anche se con nomi diversi.

Nella versione cinese ha molta importanza il fatto che Cenerentola (chiamata Yen-Shen) avesse “i piedi più piccoli del regno”. Il piede piccolo in Cina è infatti simbolo di nobiltà.

Oltre alla fiaba classica, esiste anche la fiaba La gatta Cenerentola, che è anche un testo teatrale degli anni ’70.

Su Cenerentola, oltre a film, sono state inventate opere liriche (di Gioachino Rossini), balletti (famoso quello di Prokof’ev) e vari adattamenti per la Tv.

Qualche aneddoto

La scarpina è di cristallo solo nella versione di Perrault e in quelle derivate (per esempio nella Cenerentola di Disney): la variante sembra avere origine da un equivoco tra i due nomi francesi con lo stesso suono “vaire” (il vaio, piccolo roditore simile all’ermellino, della cui pelliccia era rivestita in versioni precedenti della fiaba la scarpina) e “verre” (vetro). Nella variante dei fratelli Grimm si trattava di una scarpetta d’oro.

Il nome  viene usato come appellativo in vari sensi metaforici:  con “Cenerentola” si può intendere una persona costretta a una vita modesta; in ambito sportivo, si utilizza il termine “Cenerentola” per indicare la squadra ultima in classifica.

Se invece ci si riferisce al finale della favola, il nome “Cenerentola” spesso indica una persona che si è riscattata proprio da una vita misera o modesta, per esempio, persone arricchitesi in modo improvviso, come i vincitori di una lotteria (in inglese si usa infatti l’espressione Cinderella Man).

Cosa c’è da imparare

La fiaba, oltre ad essere una classica storia d’amore, particolarmente adatta perciò per essere letta nel giorno di san Valentino, insegna anche ad avere pazienza e ad essere buoni perché la bontà premia sempre.

La famosa canzone della versione disneyana, poi, inserisce la fiaba in un contesto ancora più profondo quando afferma: “I sogni son desideri di felicità“.

Ma forse la forza di Cenerentola sta proprio nel fatto che non ha dimenticato il presente (“tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverrà”, canta) ma ha continuato a desiderare la felicità finché non si è realizzata…

 

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