Topi: siamo sicuri che gli piaccia il formaggio?

topi e formaggio

I topi vengono descritti come grandi golosi di formaggio.

Nelle favole e nei cartoni animati infatti questi simpatici roditori non sanno resistere al profumo di una caciotta o di un groviera, ma nella realtà è davvero così?

Quale cibo è il preferito dai topi?

Questi simpatici animaletti sono onnivori.

La loro dieta naturale è costituita da frutta, semi, cereali e quanto trovano nelle loro passeggiate in dispense e prati.

Non disdegnano però neanche la carne così come i latticini.

Il formaggio però non è proprio il loro cibo preferito. Anzi.

Se dovessimo elaborare una classifica per il cibo più amato dai topi sicuramente il vertice sarebbe occupato dai dolci. I topolini soprattutto quelli “di campagna” sono molto attratti dagli zuccheri.

Per catturarli quindi meglio un quadretto di buon cioccolato, una fettina di torta anziché del cacio cavallo insomma…

Come è nata questa credenza? 

Ma allora la leggenda che i topi non sanno resistere al formaggio come si è diffusa e radicata nella nostra tradizione popolare?

Molto probabilmente è dovuta al fatto che quando non esistevano ancora frigoriferi e celle frigo i  cibi venivano conservati e venduti in grandi giare. In questo modo potevano stare al riparo dall’attacco di topi e roditori.

Mentre i formaggi erano tenuti sempre all’aria aperta e dunque più facilmente attaccabili da animali alla ricerca di cibo. Tra questi anche i topi.

topo e formaggio

I topi golosi 

Filastrocca di Maria Albina Scavuzzo

Al mercato di Gorgonzola

con 1 gran carriola

2 topini sono andati

coi baffetti ben lisciati.

Ha comprato 3 formone

di squisito provolone,

4 di parmigiano profumato,

5 di cacio affumicato,

6 di piccante pecorino,

7 di fontina col buchino,

8 di gorgonzola bianco e blu

e poi che han comprato dimmi tu?

Già, dimenticavo il gorviera!

9 forme e di quello vero

con i buconi morbidi e fini.

Che golosissimi topini!

Il topo dei fumetti 

Favola di Gianni Rodari

Un topolino dei fumetti, stanco di abitare tra le pagine di un giornale e desideroso di cambiare il sapore della carne con quello del formaggio, spiccò un bel salto e si trovò nel mondo dei topi di carta e d’ossa.

“Squash!” esclamò subito, sentendo odor di gatto.

“Come ha detto?” bisbigliarono gli altri topi, messi in soggezione da quella strana parola.

“Sploom, bang, gulp!” disse il topolino, che parlava solo la lingua dei fumetti.

“Dev’essere turco,” osservò un vecchio topo di bastimento, che prima di andare in pensione era stato in servizio nel Mediterraneo. E si provò a rivolgergli la parola in turco.

Il topolino lo guardò con meraviglia e disse: “Ziip, fiish, bronk”.

“Non è turco”, concluse il topo navigatore.

“Allora cos’è?”

“Vattelapesca”.

Così lo chiamarono Vattelapesca e lo tennero un po’ come lo scemo del villaggio.

“Vattelapesca”, gli domandavano, “ti piace di più il parmigiano o il groviera?”

“Spliiit, grong, ziziziir”, rispondeva il topo dei fumetti.

“Buona notte”, ridevano gli altri.

I più piccoli, poi, gli tiravano la coda apposta per sentirlo protestare in quella buffa maniera: “Zoong, splash, squarr!”

Una volta andarono a caccia in un mulino, pieno di sacchi di farina bianca e gialla. I topi affondarono i denti in quella manna e masticavano a cottimo, facendo: crik, crik, crik, come tutti i topi quando masticano. Ma il topo dei fumetti faceva: “Crek, screk, schererek”.

“Impara almeno a mangiare come le persone educate”, borbottò il topo navigatore.

“Se fossimo su un bastimento saresti già stato buttato a mare. Ti rendi conto o no che fai un rumore disgustoso?”

“Crengh”, disse il topo dei fumetti, e tornò a infilarsi in un sacco di granturco.

Il navigatore, allora, fece un segno agli altri, e quatti quatti se la filarono, abbandonando lo straniero al suo destino, sicuri che non avrebbe mai ritrovato la strada di casa.

Per un po’ il topolino continuò a masticare. Quando finalmente si accorse di essere rimasto solo, era già troppo buio per cercare la strada e decise di passare la notte al mulino. Stava per addormentarsi, quand’ecco nel buio accendersi due semafori gialli, ecco il fruscio sinistro di quattro zampe il cacciatore. Un gatto!

“Squash!” disse il topolino, con un brivido.

“Gragrragnau!” rispose il gatto. Cielo, era un gatto dei fumetti! La tribù dei gatti veri lo aveva cacciato perchè non riusciva a fare miao come si deve.

I due derelitti si abbracciarono, giurandosi eterna amicizia e passarono tutta la notte a conversare nella strana lingua dei fumetti.

Si capivano a meraviglia.

gatto-tigrato-150.jpg

Se cercate le più belle Poesie sugli Animali, cliccate qui!

cane-muso-150.jpg

Se cercate le più belle Filastrocche sugli Animali, cliccate qui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Dove vuoi andare?