Dialogo del fanciullo e dell’albero fiorito

Angiolo Silvio Novaro

Dialogo del fanciullo

Leggiamo insieme: Dialogo del fanciullo e dell’albero fiorito

Parla il fanciullo:
Oh, la stranezza! Ieri,
nudo come una trave:
oggi, vestito a festa!
E spargi il tuo soave
chiaror per la foresta;
e nei venti leggieri
agiti il tuo vestito
lucente e ricamato.
O, chi te l’ha donato
o chi te l’ha cucito
cotesto bel vestito
di raso ricamato?

Parla l’albero fiorito:
Era ottobre, ed io languivo
con in fondo al mio pensiero
una gran malinconia;
venne un vento cattivo,
mi scrollò, mi portò via
il vestito giornaliero;
e poi venne la nebbia trista,
fumò tacita, mi avvolse,
mi bendò adagio, mi tolse
il sole dalla vista;
e poi cadde la pioggia grossa,
battiture aspre mi die’,
mi penetrò nell’ossa,
mi immollò da capo a pie’;
e poi cadde la bianca neve:
fredda cadde, alta così;
tutta mi cadde addosso,
vivo mi seppellì!
Io tremavo a più non posso:
“Muoio!” dicea tra me:
e invece sonno presi,
e dormii tanto che mai;
dormii sodo mesi e mesi,
e stamane mi svegliai,
mi svegliai ch’ero vestito
e il sol d’oro era sul prato:
ma chi me l’ha donato,
ma chi me l’ha cucito
cotesto bel vestito
di raso ricamato,
non lo so, fanciullo mio:
lo sa Iddio.

 

 

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