Il ricco e il povero

Sanja Rotim

C’era una volta un signore molto ricco di nome Enrico. Non aveva mai lavorato in vita sua in quanto aveva ereditato tutta la sua ricchezza. Abitava in una casa così grande che sembrava una reggia e aveva molti dipendenti al suo servizio tra maggiordomo, camerieri, cuochi e altri aiutanti. Non era per niente una persona simpatica. L’unico suo pensiero era il cibo. Infatti, pesava circa centoventi chili.

Poiché per il pranzo e per la cena voleva essere servito con dodici pietanze diverse, aveva assunto dodici cuochi. Così poteva scegliere quello che preferiva mangiare. Ogni cuoco preparava una portata da sé. A dire il vero, a volte i cuochi l’imbrogliavano, cucinavano in sei a turno, tanto non se ne accorgeva.

“Oggi voglio le lasagne, il brasato, ravioli fatti a mano, il timballo di patate, la gallina in umido…”, di solito ordinava così ai camerieri. Il signor Enrico mangiava la maggior parte del cibo offertogli e i suoi avanzi restavano alla servitù. Naturalmente, lui mangiava sempre da solo. Era consapevole del suo aspetto fisico e per questo motivo aveva fatto togliere gli specchi in casa.

Veniva spesso a bussare alla porta di casa un mendicante a chiedere un pezzo di pane. Il signor Enrico rispondeva al maggiordomo che apriva la porta: “Mandalo via, non voglio mendicanti qui”. Ma il maggiordomo era di cuore buono e di solito prendeva un panino in cucina, lo nascondeva in tasca e lo porgeva al povero mendicante. Era quello il vero motivo per cui ritornava ogni giorno.

Un giorno era venuto un fabbro per riparare una maniglia e aveva portato con sé il figlio di sei anni. “Mi scuso se è venuto anche mio figlio. Oggi la scuola era chiusa e mia moglie non c’era, così non ho potuto lasciarlo da solo. Prometto che non disturberà”. “Fa niente, tanto i bambini non nuocciono. Come stai, ragazzino, da poco che hai iniziato la scuola, vero?”. “Sì, signore. Da quest’anno.”Così avevano chiacchierato un po’, intanto che il papà si dava da fare per riparare la porta. Si stava avvicinando l’ora di pranzo e i camerieri iniziavano a riempire la tavolata con vari vassoi.

“Chi aspettate per il pranzo?” aveva chiesto curioso il ragazzo. “Per caso c’è qualche matrimonio o una festa?” “Non verrà nessuno, è tutto per me. Ah, ah, ah, io mangio tanto, ti pare?” scherzava il signor Enrico. “Mangia da solo su questo tavolo enorme?” continuava incredulo il bambino. “Sì, vedi come sono fortunato io. Ho sessantatré anni e da quando sono rimasto senza genitori quasi trent’anni fa, mi faccio sempre servire così “, si vantava.

Il bambino era rimasto molto stupito. Quando suo papà aveva finito il lavoro, il bambino si era rivolto al padre facendosi sentire dal sig. Enrico: “Papà, povero signore, sono trent’anni che è in castigo”. “Quale castigo?” aveva subito chiesto il ricco. “Come quando faccio qualcosa di cattivo, non so, quando non ubbidisco o robe del genere, mi mettono in castigo. E devo anche mangiare da solo quel giorno. Ed è bruttissimo, signore. Ma lei, fare così per trent’anni. Mi dispiace proprio”. Il signor Enrico rimase molto perplesso dopo quest’affermazione.

I giorni seguenti era anche più silenzioso del solito. Così un giorno prese la decisione di ospitare il mendicante che continuava a bussare alla porta.
“Franco, se oggi si presenta il mendicante fallo entrare”, disse al maggiordomo che non riusciva a credere alle sue orecchie. “Cosa gli è successo?” si chiedeva.
Aveva fatto accomodare il mendicante in casa, l’aveva accompagnato a lavarsi le mani e presentato al signor Enrico. Tutti erano così stupiti da quel gesto.

“Allora, tu chi sei? Vieni ogni giorno a bussare a casa mia. Vorrei sapere qualcosa su di te. Dai, siediti, io sono generoso”, gli disse. Così al mendicante era venuta la forza di raccontare la sua storia. “Una volta anch’io sono stato ricco. Forse non proprio come lei, ma facevo una vita molto agiata. Possedevo una fabbrica che produceva prodotti di pelletteria. L’avevo ereditata da mio padre. So che suo padre era una volta un nostro cliente, mi ricordo che me lo raccontavano i miei genitori. Per questo vengo sempre davanti a casa sua. I miei parlavano sempre bene dei suoi genitori, signore, li stimavano molto. Avevo messo da parte molti soldi, ma mi consigliarono investimenti sbagliati. In poco tempo ho perso tutto. Sono rimasto senza fabbrica, senza casa, ma la cosa peggiore è stata che quasi tutti gli amici mi hanno abbandonato. Me ne era per fortuna rimasto uno solo, l’unico vero amico. Di questo mi sono reso conto dopo. Lui mi ha ospitato a casa sua, mi ha dato una stanza, anche se era sposato e aveva la sua famiglia. Così ho vissuto con lui finché non è morto. Il figlio si era sposato, la famiglia allargata, per me non c’era più posto in casa loro. Da allora vivo in strada e mangio quello che mi offrono gli altri”.

“Caspita, che brutta storia” “Già”. “Mangia tutto quello che vuoi, dai, non essere timido”, gli disse Enrico. “Grazie, signore, per tanta generosità”. Dopo il pranzo il mendicante salutando se ne andò. Il signor Enrico rimase molto colpito da quella storia. Si era reso conto anche di aver mangiato molto meno durante il pranzo e, stranamente, non aveva neanche fame.

Il giorno seguente impazientemente stava ancora aspettando che bussasse il mendicante alla porta. Gli andava ancora di chiacchierare con lui. Ma aveva atteso invano, non si era presentato quel giorno. “Franco, fai entrare il mendicante quando bussa la prossima volta”, disse al maggiordomo. “Va bene, signore”.

Ma nei giorni seguenti non era ancora tornato. Enrico si stava chiedendo se avesse forse detto qualcosa di sbagliato. Finché un giorno il mendicante si presentò di nuovo alla porta, chiedendo un pezzo di pane. “Il signor Enrico la sta aspettando per il pranzo, signore”, gli disse subito il maggiordomo. “Grazie mille, signore”
“Dove sei stato in questi giorni? Non è che ti ho offeso o cose del genere?” “No, signore. Avevo mangiato abbastanza per tre giorni”. Il signor Enrico era rimasto sorpreso.

“Sai cosa ti dico, se vuoi lavorare per me, ti offro un posto. Vitto e alloggio compresi”. Come era contento il mendicante! Non poteva immaginare che avrebbe avuto un’altra opportunità nella vita. “Grazie, signore, Dio la benedica”.

Da allora il signor Enrico non mangia più da solo. ma in compagnia di tutta la servitù. È dimagrito quaranta chili e ha iniziato a muoversi un po’, ha trovato anche qualche hobby. Si occupa del giardino, passa molto tempo curando i fiori e sicuramente ha trovato un amico. Quel che è più importante, si sente molto meglio.

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