Le tre meraviglie

Angiolo Silvio Novaro

Tratta da: Il Cestello - Poesie per i Piccoli - A. Mondadori (Milano, 1928)



tre meraviglie

Leggiamo insieme: Le tre meraviglie di Angiolo Silvio Novaro

A un bimbo chiuso ancor nel sonno nero
canterellava un raggio mattiniero:
“Occhio che vede, cuor che s’innamora!
Alzata è già l’aurora
e aperto ogni cancello:
alzati, o riccutello!
Tre meraviglie rare
ti stanno ad aspettare:
una nuvola d’oro
pende sul vecchio alloro,
uno strano uccellino
saltella nel giardino;
ed ogni cespo d’erba
una fresca perlina in grembo serba”.

E il bimbo disse: “Ohimé che tu mi svegli!”
E scosse, uggito, i ricci de’ capegli.
“… Tre meraviglie rare
ti stanno ad aspettare…”
Gemeva il bimbo: “Non mi tormentare!”.
“… Occhio che vede, cuor che s’innamora…”
E il bimbo disse: “Ora,
ora son desto, e m’alzo”.
Dette nel nido un balzo,
corrugò un poco il ciglio
e sgranò gli occhi al bel chiaror vermiglio;
stirò le braccia, stette
a rimirar degli alberi le vette,
ad ascoltar la voce d’un moscone
che prediceva tante cose buone…

“… Occhio che vede, cuor che s’innamora…”
E il bimbo disse: “Ora,
ora son desto, e m’alzo”
e pose in terra il suo piedino scalzo;
sbadigliò sonnolento,
si dimenò come una canna al vento,
scherzò con l’acqua della catinella
che fuor del pugno gli sgusciava snella;
e battendo sui tinnuli cristalli
imitò l’ambio e il trotto de’ cavalli…

Saliva il sole intanto al ciel turchino
e discendeva il raggio entro il giardino;
e scese il bimbo anch’egli
alfine, scuotendo i ricci dei capegli,
a cercar le tre rare
meraviglie che stanno ad aspettare.
E cerca, e cerca, non trovava nulla,
e volse al raggio la faccina grulla…

Ma rise il raggio e disse: “È tua la colpa
se il frutto che raccogli è senza polpa.
La nube, mentre tu ti ciondolavi,
il vento venne, e la rapì pe’ cavi
aperti golfi azzurri
per forza di sospiri e di sussurri;
e l’uccellino, la mammina venne,
e con un batter semplice di penne:
“Bimbo”, gli disse, “Andiamo!”.
Ed egli ubbidì subito al richiamo;
e le fresche perline
rotonde e cristalline,
vennero i miei fratelli
assai di te più snelli,
che forte aveano sete
come il villan che miete,
e le rubano tutte,
lasciando l’erbe, come vedi, asciutte…”.

Disse il raggio, e sorrise;
ma il meschinello a pianger si mise…

 

Illustrazione di Domenico Buratti

 

Cestello

 

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