La leggenda di Teodorico

Giosuè Carducci

Poesia tratta dal volume "Annibelli" di Luigi Ugolini e Armando Nocentini - Illustrazioni di Roberto Sgrilli - Società Editrice Internazionale (Giugno 1950)

leggenda di Teodorico

Sul castello di Verona
batte il sole a mezzogiorno,
da la Chiusa (1) al pian rintrona
solitario un suon di corno,
mormorando per l’aprico
verde il grande Adige va;
ed il re Teodorico
vecchio e triste al bagno sta.

Pensa il dí che a Tulna ei venne
di Crimilde nel conspetto
e il cozzar di mille antenne
ne la sala del banchetto,
quando il ferro d’Ildebrando
su la donna si calò
e dal funere nefando
egli solo ritornò.

Guarda il sole sfolgorante
e il chiaro Adige che corre,
guarda un falco roteante
sovra i merli de la torre;
guarda i monti da cui scese
la sua forte gioventú,
ed il bel verde paese
che da lui conquiso fu.

Il gridar d’un damigello
risonò fuor della chiostra (2):
“Sire, un cervo mai sí bello
Non si vide all’età nostra.
Egli ha i pié d’acciaro a smalto,
Ha le corna tutte d’òr”.
Fuor de l’acque diede un salto
il vegliardo cacciator.

“I miei cani, il mio morello,
il mio spiedo” egli chiedea;
e il lenzuol quasi un mantello
alle membra si avvolgea.
I donzelli ivano (3). In tanto
il bel cervo disparí,
e d’un tratto al re da canto
un corsier nero nitrí.

Nero come un corbo (4) vecchio,
e ne gli occhi avea carboni.
era pronto l’apparecchio,
ed il re balzò in arcioni.
Ma i suoi veltri (5) ebber timore
e si misero a guair,
e guardarono il signore
e nol vollero seguir.

In quel mezzo il caval nero
spiccò via come uno strale (6)
e lontan d’ogni sentiero
ora scende e ora sale:
via e via e via e via
valli e monti esso varcò.
Il re scendere vorría,
ma staccar non se ne può.

Il più vecchio ed il più fido
lo seguía de’ suoi scudieri,
e mettea d’angoscia un grido
per gl’incogniti sentieri:
“O gentil re de gli Amali (7),
ti seguii ne’ tuoi bei dí (8),
ti seguii tra lance e strali,
ma non corsi mai cosí.

Teodorico di Verona,
dove vai tanto di fretta?
Tornerem, sacra corona,
A la casa che ci aspetta?”.
“Mala bestia è questa mia,
mal cavallo mi toccò:
sol la Vergine Maria
sa quand’io ritornerò”.

Altre cure, su nel cielo,
ha la Vergine Maria:
sotto il grande azzurro velo
ella i martiri covría,
ella i martiri accoglieva
della patria e della fé
e terribile scendeva
Dio sul capo al goto (9) re.

Via e via su balzi e grotte
va il cavallo al fren ribelle:
ei s’immerge nella notte,
ei s’aderge (10) in vèr’ le stelle.
Ecco, il dorso d’Appennino
fra le tenebre scompar,
e nel pallido mattino
mugghia a basso il tosco (11) mar.

Ecco Lipari, la reggia
di Vulcano ardua che fuma
e tra i bòmbiti (12) lampeggia
dell’ardor che la consuma:
quivi giunto il caval nero
contro il ciel forte springò (13)
annitrendo; e il cavaliero
nel cratere inabissò.

Ma dal calabro confine
che mai sorge in vetta al monte?
Non è il sole, è un bianco crine;
non è il sole, è un’ampia fronte
sanguinosa, in un sorriso
di martirio e di splendor:
di Boezio è il santo viso,
del romano senator.

 

(1) Valico montano presso Verona
(2) Loggiato
(3) I servi andavano a eseguire l’ordine
(4) Corvo
(5) Cani da caccia, abili alla corsa
(6) Come una freccia
(7) Popolo germanico
(8) Al tempo della tua gioventù, della tua gloria
(9) Di razza gotica
(10) Si innalza
(11) Mar Tirreno
(12) Muggiti del vulcano
(13) Scalciò nell’aria

 

Annibelli

5 commenti su “La leggenda di Teodorico”

  1. Maria Joly says:

    Magnifica poesia, un quadro un affresco , una sinfonia, la prossima volta cercherò di commentare il messaggio di GIOSUÈ CARDUCCI

  2. mony says:

    L’ho studiata a memoria in quinta elementare e la ricordo ancora……ho 57 anni. Bella poesia e bei ricordi

  3. Grazia says:

    Io ho 74 anni e la ricordo ancora a memoria. Splendide le immagini rappresentate dal Carducci , intrise di una musicalità che trascende gli schemi metri classici. Uno dei tanti capolavori della letteratura italiana di fine 800.
    I nostri giovani , leggendola , imparerebbero se non altro che Verona è bagnata dall’adige.

  4. alessandro says:

    Storia, geografia, religione si intrecciano in questo affresco carducciano cui fanno da sottofondo il suono del corno, i silenzi della natura, la concitazione di un dialogo a distanza, l’inespresso ruggito del vulcano. Una composizione mirabile in equilibrio su tutti i registri dell’emotività.

  5. bella, triste, amara poesia.
    non si sfugge al destino, ogni debito prima o poi, si paga.

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