Lo starnuto

Martina era una bambina vivace, combinava sempre tanti guai. Se la mamma Marianna apparecchiava bene la tavola per gli ospiti con i bicchieri di cristallo e diceva: “Martina mi raccomando, non toccare niente, stai attenta ai bicchieri che sono delicati”. Ecco che Martina faceva tutto il contrario, come una falena attirata dalla luce, continuava a girare intorno alla tavola: “Che bella, magari posso spostare questo piatto, così starà meglio” e… trac! Ecco il disastro: il bicchiere era caduto sul piatto e si era rotto.
“Martina mi raccomando non giocare con la palla in casa!”
E secondo voi Martina obbediva alla mamma? Ovviamente no! Trac. Ecco, anche il vaso con i fiori si era rotto.
“Martina, se devi andare fuori a giocare, cambiati, perché la maglietta che indossi l’ho appena lavata e stirata, è così bianca! Mi raccomando!”
E questa volta, secondo voi, Martina avrà obbedito a mamma Marianna?
Macché, eccola correre per il cortile e giocare a nascondino e a ce l’hai con i suoi amichetti e con la maglietta che da bianca era diventata quasi grigia!
Quando ne combinava una delle sue, la mamma la sgridava: “Martina, sei una peste! E’ possibile più ti si dice di non fare una cosa e più la fai! Ma perché non obbedisci, perché non ascolti mai?”
Martina, che era vivace e birichina, ma era una brava bambina, si accorgeva di aver sbagliato: “Scusa mamma, hai ragione, avrei dovuto darti ascolto. Non lo farò più”.
L’ultimo rimprovero della mamma l’aveva convinta. Ne aveva combinate troppe di marachelle.
“Da oggi sarò buona, non combinerò più pasticci! Promesso!”
I giorni passavano e Martina era diventata una bambina modello, la mamma e le insegnanti della sua scuola erano molto contente.
Un giorno, la mamma, per premiarla decise di cucinare delle torte da portare in classe e da mangiare con i suoi compagni di scuola. Marianna accese il forno, preparò le uova, lo zucchero, il cacao, il burro e il lievito… riempì anche una grande ciotola con della farina.
Drin Drin, era il telefono. “Mamma, mamma è la tua amica Sara”.
“Sì, arrivo, mi raccomando Martina non toccare nulla in cucina, sto preparando dei dolci”.
“Va bene mamma”.
Dei dolci? Che bontà! A voi piacciono? A Martina piacevano tanto così decise di andare a sbirciare in cucina.
“Solo un’occhiatina, non tocco nulla”.
La bambina aveva le migliori intenzioni del mondo, voleva solo vedere quali torte stesse preparando la mamma, alle carote? Al cioccolato? Alle mele?
Ma proprio mentre si trovava in cucina e annusava il profumo degli ingredienti sulla tavola…

“Ecciùuuuuuuu!” Uno starnuto, e che starnuto!

Quando Martina riaprì gli occhi, tutta la farina si era alzata come in una nuvola e si era sparsa per la cucina. Tutto era diventato bianco: le sedie, la tavola, le finestre.
Martina era a bocca aperta, non sapeva proprio come aveva fatto a combinare quel disastro. Le altre volte, sapeva che stava facendo qualcosa di sbagliato, ma questa volta…
“Martina, cosa hai combinato! Sei la solita monella! Non ti si può lasciare un attimo da sola!”
“Mamma ma…”
“Niente ma, sei stata disobbediente, ti avevo detto di non toccare nulla!”
Martina scoppiò a piangere, si sentiva in colpa, anche questa volta era riuscita a combinare un pasticcio.
Ma tutto d’un colpo la cucina cominciò a tremare. All’improvviso davanti alla mamma e alla bambina c’era un uomo alto e nero come la notte, con due occhi azzurri grandi e buoni.
“Venite con me”
L’uomo aprì il frigorifero, ma all’interno con c’erano più i prosciutti, il latte e i formaggi, ma un tribunale. Marianna e Martina furono portate davanti ad un giudice, un vecchio con una barba lunga, lunga fino ai piedi.
“Questo è il saggio Marco”
“Martina, bambina mia, dimmi sei stata tu a causare lo starnuto, oppure è lui che è arrivato da sé anche se tu non volevi starnutire?”
“E’ stato lui! Io volevo solo vedere quali dolci stava preparando la mia mamma, ma non ho toccato niente!”
Allora Marco invitò lo starnuto a presentarsi in tribunale. Arrivò vestito di pelliccia con un berretto di lana e le scarpe nuove. Aveva le guance rosse come quelle di un bambino. Confessò davanti al giudice: “Era giunta la mia ora, e per questo sono andato da Martina da solo, perché era arrivata l’ora di starnutire”.
Sentite questa parole Martina smise di piangere: si sentiva così in colpa e dispiaciuta per quello che era successo e per aver deluso la sua mamma”.
Marianna capì di aver sbagliato, Martina non le aveva disobbedito e non l’aveva fatto apposta a spargere la farina per la cucina. Era stato un incidente.
“Scusa piccola, ti ho sgridato senza nemmeno chiederti cosa era successo”.
Le due si abbracciarono felici e il giudice Marco consegnò a Martina un grande sacco. Dentro c’erano giocattoli di ogni tipo.
“Venite è ora di andare”. Disse l’uomo alto e nero come la notte, con due occhi azzurri grandi e buoni.
Le due si ritrovarono di colpo nella cucina di casa e insieme si misero a preparare una torta. Era l’ora della merenda!

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