Roccia

Ecco la composizione di Armonia della classe IV A della scuola elementare "Rio de Janeriro " di Roma (12 ottobre 2002).



Per sbaglio, sfiorai un pezzo di roccia staccatasi dal grezzo pendio della montagna…la presi in mano e rimasi per un’oretta a manipolarla.
Capii che era molto umida, appena i miei soffici polpastrelli la toccarono; la cosa più strana era che, pur essendo umida, sprigionava calore e, in breve tempo, infatti, si asciugò.
Era pungente e ruvida in ogni parte esterna.
Purtroppo, cadde e si ruppe; presi un frammento e cominciai a toccarlo.
Era liscio come un foglio e, nelle parti più lontane dal centro che era molto caldo, si presentava ondulato, crespato e grezzo.
Ebbi la tentazione di prendere un altro piccolo frammento: era ricco di crepe dentro le quali si affondavano i miei polpastrelli.
Quando le mie gote si posarono su questo pezzo di roccia, si sparse per tutto il viso un freddo glaciale che mi diede un senso di paura e di timore talmente forte che cominciai a tremare, ma…bastò che guardassi la roccia che mi stava di fronte, perchè in me ritornasse la serenità (strana cosa, vero?).
Quando mi fui ripresa dallo shock, ricominciai la mia esplorazione.
Presi in mano il pezzo di roccia più grande e, appena lo toccai, per tutta la mano, si espanse un gran tepore, grazie al quale, sul mio volto, si aprì un dolce sorriso.
La parte più interna era dura come il marmo e molto, molto liscia, tanto che le mie dita ci scivolarono sopra come se il frammento fosse neve ghiacciata e la mia mano un pattino senza freni.
Questo frammento era deforme al cento per cento e infastidiva la mia mano, creandomi un forte disagio, a tal punto da rivoluzionare i miei sentimenti e crearmi, interiormente, una gran confusione.
Pian, piano raggruppai i piccoli e i grandi frammenti, riformando, così, il pezzo di roccia iniziale.
La presi in mano e, accarezzandola, caddi in un profondo sonno.

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